Chi la fa
Aggiornata il 28 settembre 2026.
FloatPill la faccio io, da solo, a Bologna. Non c’è un’azienda dietro, non c’è un ufficio assistenza: l’indirizzo scritto in fondo a questa pagina arriva a me, e chi risponde è la stessa persona che ha scritto il codice.
Questa pagina esiste per una ragione pratica: chi arriva qui da una ricerca ha il diritto di sapere chi ha davanti. Quello che segue lo puoi verificare tu, senza fidarti di me.
La firma di Apple, che non è un’autodichiarazione
FloatPill è firmata con un Developer ID intestato a me e notarizzata da Apple. Non è una cosa che ho scritto io su un sito: è un’identità che Apple ha verificato, e la puoi leggere sul file che hai scaricato. Apri il Terminale e incolla:
spctl -a -vvv "/Applications/FloatPill.app"
Installata prima della 3.0? Usa "/Applications/Dynamic Notch V2.0.app".
La risposta è questa, e contiene il mio nome:
accepted
source=Notarized Developer ID
origin=Developer ID Application: Biagio Bentivenga (TTZX7TWRCM)
Funziona su qualunque app firmata, quindi puoi usarlo anche per controllare le altre.
Una storia con delle date
La 2.0 è di aprile 2026; con la 3.0 il nome è passato da Dynamic Notch a FloatPill. Ogni versione ha scritto cosa è cambiato e perché. Sta tutto nel changelog, comprese le volte in cui ho corretto qualcosa che avevo sbagliato.
Il lancio della 2.0 su Product Hunt è pubblico e datato, con 68 voti. Non è un numero enorme: è però verificabile, che è il punto di questa pagina.
Tre cose che un sito non può inventarsi
Il modo migliore per capire chi c’è dietro un’app non è leggere le funzioni: è leggere i problemi che ha dovuto risolvere. Questi tre sono costati settimane e hanno tutti un numero misurato dietro.
La cronologia degli appunti che rifiuta le password. macOS marca alcune copie come riservate e altre no: una password copiata da una voce salvata arriva senza nessun marcatore. L’ho misurato con due processi separati, uno che scriveva copie marcate e uno che leggeva: sette fughe su quattrocento. Nessun filtro sui tipi può prendere quelle sette, perché l’informazione non esiste. Per questo la cronologia rifiuta anche tutto quello che copi mentre in primo piano c’è un gestore di password.
Il brano in riproduzione quando Apple ha chiuso la porta. Nel 15.4 Apple ha messo dietro un permesso l’interfaccia che dice cosa sta suonando: la chiamata riesce e risponde con un dizionario vuoto. Misurato il 10 settembre 2026. FloatPill non la chiama più: avvia un processo di sistema che quel permesso ce l’ha e si fa passare il dato da lui, una volta ogni volta e non a ogni lettura, perché un avvio costa 155 ms.
Riconoscere lo schermo intero quando nessun segnale lo dice. Serviva per non mettere una scheda sopra un film. Ho campionato ogni indicatore pubblico mentre un browser entrava e usciva da schermo intero: sono tutti identici nei due stati. L’unica cosa che cambia è il tipo di spazio attivo letto da SkyLight, 0 contro 4.
Prima si chiamava Dynamic Notch
Fino alla versione 2.6 quest’app si chiamava Dynamic Notch. Con la 3.0
è diventata FloatPill, un nome che dice quello che si vede di più: la piccola
pillola che galleggia sotto la tacca chiusa. È cambiato solo il nome: stesso codice,
stesso sviluppatore, stessa firma Biagio Bentivenga (TTZX7TWRCM), e le chiavi di
licenza già vendute continuano a funzionare.
Se l’avevi installata prima della 3.0 e l’hai aggiornata dall’app, nella cartella Applicazioni può chiamarsi ancora «Dynamic Notch V2.0»: è FloatPill, e va bene così.
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